Quanto spesso si sente questa parola quando si va a comprare uno schermo o una televisione. Spesso, nel dubbio, si prende lo schermo che ci sembra più grande a parità di costi con altri in esposizione, così da tagliare la testa al toro ed essere abbastanza soddisfatti di quello che si acquista.
Può essere un buon metodo. Uno ancora migliore potrebbe essere quello di sapere e capire la differenza tra i vari formati e tra le varie risoluzioni.
La lista, d’altro canto, è molto lunga, e non riguarda solamente gli schermi, ma tutto quanto ha a che fare con i video in generale.
Sin dai primi DVD in commercio, infatti, venne fatta una differenziazione tra DVD widescreen e non.
Spesso esponendo due copie dello stesso film.
Ma che significa? Perché questa differenziazione? A che serve?
E soprattutto, è qualcosa che riguarda anche i nuovi dischi Blu-Ray? E i televisori?
Vediamo di fare un po’ di chiarezza in tutto questo caos.
Su wikipedia ho trovato questa immagine. Può essere uno spunto per capire come iniziare a fare ordine.
In questo schema si possono vedere bene quale sia il rapporto tra le varie risoluzioni.
Con vari colori sono stati rappresentati i differenti rapporti tra base e altezza rispettati nei vari formati.
Vediamo storicamente, dal più piccolo al più grande, come questi formati hanno avuto la loro non indifferente importanza.
- CGA (Color Graphics Adapter)
Fu la prima scheda grafica prodotta da IBM. Era in grado di lavorare in due modalità: una testuale e una grafica. In modalità testuale supportava risoluzioni di 40 caratteri su 25 righe o 80 caratteri su 25 righe. In modalità grafica era in grado di riprodurre 320×200 pixel e 640×200 pixel. - QVGA (Quarter VGA).
Definizione correntemente utilizzata per indicare la risoluzione di 320×240 pixel. É esattamente la metà sia in orizzontale che in verticale del formato VGA - VGA (Video Graphics Array)
Standard analogico per display per computer introdotto da IBM. Ci si riferisce ad un Array piuttosto che a un Adapter perché fu una scheda progettata sin dal principio come singolo chip grafico. - NTSC (National Television Systems Committee)
É lo standard per la creazione, trasmissione e ricezione di contenuti video per Corea, Giappone, Canada e USA, ed altri paese americani.
A questo standard è associata una frequenza di 30 fotogrammi per second0 (in realtà sono 29,97), con una risoluzione di 525 linee di definizione, di cui solamente486 sono utilizzate per l’informazione visiva, le restanti contengono informazioni per il sincronismo, il televideo etc. - WVGA (Wide VGA)
Questo formato ha la stessa risoluzione verticale dello standard VGA, ma è più largo. Le risoluzioni WVGA possono essere: 800×480, 848×480 e 854×480. - PAL (Phase Alternating Line)
Metodo di codifica del colore utilizzato nella televisione analogica utilizzato in gran parte del mondo (tranne nei paesi con sistema NTSC).
A questo formato è associata una risoluzione di 720×576 pixel, con rapporto d’aspetto 4:3. - SVGA (Super VGA)
Standard proposto dalla VESA (Video Electronics Standards Association) atto ad estendere le caratteristiche delle schede video VGA sia per risoluzione che per profondità di colore. - WSVGA (Wide SVGA)
La versione panoramica del formato SVGA. - XGA (eXtended Graphics Array)
Introdotto da IBM, è il formato attualmente riconosciuto per riferirsi alla risoluzione di 1024×768 pixel. - HD 720 (High Definition 720)
Primo di una serie di standard video relativi alla televisione ad alta definizione.
Prevede un rapporto d’aspetto di 16:9 ed una risoluzione di 1280×720 pixel. - WXGA (Wide eXtended Graphics Array)
Deriva dalla risoluzione XGA, ampiandone però la visuale orizzontale così da avere un rapporto d’aspetto di 16:9. - SXGA (Super eXtended Graphics Array)
Evoluzione dell’originale XGA, identifica la risoluzione 1280×1024 pixel. - SXGA+ (Super eXtended Graphics Array)
É una risoluzione standard de facto in quanto non approvata ufficialmente da nessuna organizzazione. - WSXGA+ (Wide SXGA)
- HD 1080
Standard riconosciuto per l’alta definizione. Caratterizzato da una risoluzione di 1080 linee orizzontali. Come per l’HD 720 il rapporto d’aspetto è di 16:9.
Nonostante venga definito comunemente come full-HD non è lo standard per l’alta definizione più elevato. - 2K
Formato per in cinema digitale.
A parità di linee orizzontali con l’HD 1080, è più ampio, offrendo risoluzioni che vanno da 2048×1080 pixel fino a 2048×1536 pixel. - UGA (o UXGA Ultra eXtended Graphics Array)
Anche questo è uno standard de facto, utilizzato per riferirsi agli schermi da due megapixel, molto utilizzati in campo medico. - WUXGA (Wide UXGA)
Versione panoramica del formato UXGA. - QXGA (Quad XGA)
Standard de facto utilizzato per riferirsi a monitor da tre megapixel.
Attualmente è la più alta risoluzione su monitor non sperimentali in commercio, con rapporto d’aspetto 4:3. - WQXGA (Wide QXGA)
Versione panoramica del QXGA. Indica monitor da quattro megapixel. Fu introdotta per la prima volta dal monitor Apple Cinema Display da 30″. - QSXGA (Quad Super XGA)
In tutto questo lunghissimo elenco, però, sono pochi i formati con cui si viene comunemente in contatto giornalmente. E questo accade per vari motivi, uno tra tutti il costo dei monitor che sono in casa (sia per computer che televisivi).
In ambito cinematografico, poi, non è stato elencato il formato 4k, per i cinema che supportano l’alta definizione.
Nell’elenco, poi, è stato fatto riferimento più volte al rapporto d’aspetto (aspect ratio) sia per i 16:9 che per i 4:3.
In alcuni casi non è sempre rispettato, come nello standard PAL, ma procediamo con ordine.
All’aspect ratio di 16:9 corrisponde un fattore di proporzionalità pari a 1,7. Al 4:3 invece corrisponde un fattore di 1,3.
Questo significa che se prendiamo uno dei due lati (base o altezza) del riquadro video, possiamo ottenere l’altro moltiplicando o dividendo per questo fattore, per ottenere esattamente il formato che ci interessa.
Ma questo possiamo farlo quando i pixel, ovvero la minima informazione che identifica un’immagine, sono quadrati.
Nel caso dello standard PAL i pixel sono distorti, in modo che essi abbiano un aspect ratio di 16:9 o 4:3. Questo porta ad avere un effettivo fattore di proporzionalità sballato, infatti 720 / 576 = 1,25.
Per quello che riguarda i display per computer e gli standard televisivi per l’alta definizione, si è scelto di utilizzare pixel quadrati, in modo da avere un corretto fattore di proporzionalità ed una effettiva misura sia per la base che per l’altezza del riquadro video.
Si può notare infatti che, ad esempio 1920 / 1080 = 1,7.
Alcuni schermi, però, non rispettano esattamente questo rapporto, preferendo un formato leggermente più ampio in altezza, utilizzato un aspect ratio di 16:10. In questo modo è possibile adattare lo schermo anche a trasmissioni non ancora trasmesse in 16:9, tagliando una parte più piccola di video di quanto invece accadrebbe con il formato panoramico effettivo.
In alcuni casi (in realtà quasi tutti), le tv possono modificare la modalità con cui il video viene riprodotto a schermo, adattandone il formato a risoluzioni più vicine ai 4:3 o ai 16:9, oppure utilizzando tecnologie in grado di tagliare porzioni di video ai bordi superiori o laterali del riquadro video, in modo da riempire completamente con l’immagine lo schermo e consentire quindi un utilizzo totale del video così per come lo si è acquistato.
Spero di aver fatto sufficientemente chiarezza.
Stay Tuned.


Ottimo articolo Andrea!
Ma secondo me ci sono troppi formati, si dovrebbe standardizzare, o sto dicendo cazzate?
Il fatto è che sin dai primi formati gli standard sono stati creati e rispettati, solo che poi le tecnologie hanno avuto un boom tale per cui si doveva standardizzare quasi un nuovo formato video l’anno, a volte anche più d’uno.
In questo modo si è arrivati ad avere tanti formati diversi.
Inoltre i vari formati sono dovuti anche alla differente dimensione dei vari schermi. Se ci fosse un limite superiore (metti 1024×768), alcuni schermi come quelli a 30″ della Apple non potrebbero sfruttare tutta la loro grande dimensione. Invece esiste uno pseudostandard per quegli schermi anche, e quindi si può dare un formato ed una risoluzione, e quindi delle regole a chi volesse produrre schermi più grandi di 30″.