Come l’High-Def diventa Low-Def

November 14, 2009

Un po’ contorto il titolo, ma abbastanza chiaro il concetto.
Il portentoso formato per l’alta definizione, tanto sognato dai più sia per la straordinaria qualità dei BluRay Disc, sia per l’eccellente risoluzione dei nuovi TV OLED; questo formato dal nome criptico: HD, sta diventando sempre più uno standard obsoleto.

Si, è vero che è appena uscito sul mercato, e solamente una nicchia di persone ha ora in casa una TV full-HD, 1920×1080 pixel di pura goduria cinematografica.
É anche vero però che i film vengono girati a risoluzioni ben maggiori di questa. Siamo nell’ordine dei 4K, 4000 pixel. Il DCI, nato nel 2002, è un’organizzazione che cerca di uniformare le tecnologie nel cinema, al fine di garantire prestazioni tecniche, affidabilità e qualità.

Uno degli standard approvati dal DCI riguarda il formato video. Attualmente siamo nell’ordine dei 4096×2160 pixel.
Questo significa che le riprese vengono fatte al doppio della risoluzione di quanto offra attualmente il più alto formato commerciale.
In effetti non è esattamente il doppio, le tv commerciali hanno un rapporto base e altezza fissato a 1.7, circa 16/9. Il formato cinematografico invece non rispetta queste proporzioni, avendo una base più lunga. Il rapporto è infatti fissato a 2:1, in modo da avere una base lunga il doppio dell’altezza. Formato chiamato più comunemente “panoramico”.

Ma questi formati vengono aggiornati spesso, visto il passo con cui tecnologicamente si ottengono prestazioni sempre migliori.

E qui entra in gioco il 2160p.

Solitamente si utilizza la notazione [numero][lettera] per indicare rispettivamente le linee orizzontali nel formato 16/9 e il tipo di scansione con cui le linee vengono “lette” dal lettore. Ultimamente in commercio quasi tutti i televisori hanno la possibilità di riprodurre video in modalità progressiva, ovvero riproducendo ad ogni refresh di schermo l’intero fotogramma, riducendo così l’effetto interlacciato che si produrrebbe altrimenti su schermi a cristalli liquidi. Effetto invece invisibile su televisori a tubo catodico in quanto costruiti in maniera differente.

Per indicare i formati ad alta definizione attuali si utilizzano le notazioni: 720p e 1080p. Per chiarezza si dovrebbe citare anche il 480p, ma non viene quasi mai utilizzato se non su televisori portatili o per lo streaming, ma è talmente vicino al formato DVD (720×576) che viene spesso e volentieri ignorato.

Al formato 720p corrisponde una risolizione di 1280×720 pixel, più comunemente chiamato half-HD. L’altro, 1080p, invece corrisponde a 1920×1080 pixel, ovvero l’attuale full-HD.

Sin da ora è possibile notare come, ad esclusione del 480p, la risoluzione dei formati ad alta definizione salga linearmente, raddoppiando di volta in volta il numero di linee orizzontali.
E questo accade con il formato 2160p, esattamente il doppio del full-HD.
La risoluzione è di circa 3480×2160 pixel ed è nominalmente il futuro dell’alta definizione.
Alcuni lo chiamano “quad-HD” perché contiene quattro volte il numero di pixel del formato 1080p.

Alcune società di produzione di TV ad alta definizione già hanno pensato di proporre prodotti in grado di visualizzare questo nuovo formato. Cosa che però è impossibile visto che non esistono ancora supporti in grado di riprodurre video a questa risoluzione.

Si sta pensando anche a questo ovviamente, visto che ad ogni formato corrisponde una nuova tecnologia di memorizzazione. E lo si sta facendo con gli HVD, ovvero Holographic Versatile Disc. Dischi Olografici.

Sperimentalmente uno di questi dischi può contenere circa 6Tb, una quantità di informazioni superiore al più grande hard disk in commercio. A tale quantità di informazioni deve però corrispondere un flusso dati in lettura equivalente, per questo si prevede di leggere le informazioni a circa 1Gbit per secondo.

Quasi tutte le case cinematografiche e di hardware hanno formato una coalizione per l’approvazione di questo formato, quindi tra circa 6 anni potremmo iniziare a vedere già i risultati di questa partnership sugli scaffali dei reparti di informatica nei centri commerciali.

In ogni caso non è finita qui. Già si stanno producendo whitepaper per formati ancora superiori al 2160p.

Con l’appellativo di Ultra High Definition o meglio Ultra-HD ci si riferisce al formato sperimentale 4320p, ovvero una risoluzione di circa 7680×4320 pixel, sedici volte quella dell’attuale full-HD.

Il formato è altamente sperimentale e l’NHK (Japan Broadcasting Corporation), durante una dimostrazione del formato nel settembre 2003 ha utilizzato 16 HDTV recorders per catturare 18 minuti di video in Ultra-HD.

La telecamera stessa, utilizzata per la ripresa, aveva delle caratteristiche veramente eccezionali, costruita apposta per la sperimentazione.
Il sensore di ripresa aveva 4 CCD a 64mm, ciascuno con una risoluzione di 3840×2048 pixel. Due CCD sono stati utilizzati per il canale verde e i rimanenti per il blu e il rosso. Utilizzavano un’interpolazione spaziale per realizzare fotogrammi a 7680×4320 pixel.

Altre sperimentazioni dell’NHK hanno visto presente uno schermo di undici metri e mezzo a Osaka per riprodurre 20 minuti di video in Ultra-HD. Questa dimostrazione ha richiesto 4Tb di spazio su disco per il solo video.
L’NHK poi ha dovuto sviluppare un codec per comprimere questo formato in modo da renderlo un po’ più portabile di quanto si dimostri essere. Il codec è in grado di comprimere 24Gbit/s di flusso dati in circa 180 – 600 Mbit/s.

Anche in questo caso sono molte le società interessate a questo formato, tra cui SKY, la BBC e persino la RAI. Il tutto senza escludere l’NHK che l’ha sviluppato e lo sta sviluppando tutt’ora.

A tutta questa evoluzione video ne segue una “silenziosa” ma non di meno interessante, ovvero lo sviluppo di tecnologie per l’audio ad alta definizione.

Sempre al laboratorio di ricerca dell’NHK si deve il merito dello sviluppo del formato 22.2 (nome dato da Kimio Hamasaki, ricercatore per l’NHK).
Questo formato prevede 24 speaker (di cui 2 subwoofer) disposti su tre livelli.

Entro i prossimi anni potremmo assistere ad una vera riformulazione del concetto di “alta definizione”, visto come si stanno evolvendo oggi le tecnologie e i formati digitali.

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5 Responses to Come l’High-Def diventa Low-Def

  1. TheMaker on November 14, 2009 at 2:42 pm

    Che articolone!! :D

    • Andrea on November 14, 2009 at 2:45 pm

      Visto si?
      E questo è solo l’inizio…

  2. Fexys on November 15, 2009 at 2:47 am

    WOW! Grande Andrea!
    Sai l’altra sera volevo proprio informarmi su queste cose, ma poi ho lasciato stare data l’enormità di roba che ho trovato. Il tuo articolo semplicemente mi ha illuminato! Ottimo ;)

    Rimanendo in tema, guarda qui http://www.youtube.com/watch?v=DUM1284TqFc&fmt=37

    PS. Voglio altri articoli così!! ;)

    • Andrea on November 15, 2009 at 11:01 am

      hehe.. grazie :D
      Il video su youtube l’ho visto, e per certi versi è stato quello a darmi l’idea, ma nonostante tutto non sono molto d’accordo con il full-HD in streaming. Molti non hanno schermi sufficientemente grandi per poter vedere video al massimo della risoluzione (la qualità ottimale si ha con il 720p), e soprattutto la banda che si deve utilizzare per poter godere appieno di un video in streaming HD è spaventosamente alta.
      Per ora vedo molto meglio e con molto più successo lo streaming a 720p. Quando poi tutti potranno permettersi uno schermo a 1080p allora si potrà iniziare a parlare seriamente di streaming full-HD.

      Per gli altri articoli così.. stanno arrivando!!!

  3. cark on November 26, 2009 at 8:53 pm

    molto pro!

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