Parlano e ne dicono
di te
di me
per te
per me
parlano e ne dicono
parlano e non ti lasciano mai il tempo
per capire
per ascoltare
L’orologio segna l’ora
ogni volta quella giusta
col suo impeccabile umorismo svizzero
con la sua glaciale sentenza
mai più lunga di un secondo
Scendono dal treno
si rivestono dei loro abiti usuali
si incamminano veloci
verso casa
verso l’ufficio
verso posti e posti
Parlano
non smettono mai
parlano con donne e uomini invisibili
parlano da invisibili
con invisibili
Non soffrono
come potrebbero?
Non sono come
me
te
Noi che non ci rivestiamo
noi che dal tempo
vorremmo una proroga
noi che ci piacerebbe poter volare
e dimenticare questo mormorio
incessante
di voci
di discorsi
mai sentiti veramente
Noi che non ci rivestiamo
noi che dell’umorismo svizzero non capiamo l’ironia
sottile che essa sia
correndo sempre più veloci
verso quella destinazione
che solo il sole all’orizzonte può conoscere
Noi che il mare lo vediamo sempre da sotto
mai da sopra
Noi che vorremmo godercelo un abbraccio
di quelli veri
di quelli che quando arrivano
ti tolgono sempre un fiato
e ti fermano il cuore
Noi che vorremmo godercelo un abbraccio
che quando arrivano
dobbiamo sempre ringraziare gli amici
mentre vorremmo che la lista avesse qualche nome in più
Parlano
e ne dicono di stranezze
quelli li
sempre attenti a ciò che diciamo
dovesse sfuggirgli una sillaba
farebbero follie pur di ritrovarla
Parlano
e ci dicono cose
molte inutili
molte che non vorremmo sentire
se non in quella commedia alla tv
dove si sa che alla fine
lui e lei
Applausi
Lo spettacolo sta finendo
il treno riparte
le ultime valigie spariscono dietro orizzonti verticali
nuova frontiera della tecnologia
porte che si aprono passandoci
Viaggiatori impazziti arrivano già
chiedendo all’orologio una sentenza migliore
per l’arrivo delle nuove carrozze
in un coro di sguardi urlanti
Si osservano ritardi
attese
e gradazioni di questa o quella malinconia di casa
ovunque essa sia
Parlano
chiedendo sempre
non aspettando mai risposte
Si sente nostalgia della commedia della tv
Si sente nostalgia di lei
che quel sorriso te lo regalava
facendoti perdere il fiato
con la sua voglia di essere il mare
e con la sicurezza
di vedere nei tuoi occhi
il riflesso dell’ultima onda
prima che il sole cada a picco
Noi che vorremmo godercelo un abbraccio
non sempre aspettiamo
non ci piacciono le file
Noi che vorremmo godercelo un abbraccio
ci mettiamo su quello scoglio
dietro la stazione
a picco sul mare
nel naso il suo profumo
nelle orecchie il suo sorriso
nel cuore uno spazio da riempire
Andrea Rastelli
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